Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, series 2, vol. 36 (1967) pp. 93-102, pp.235-244


Prolegomena ad una nuova edizione dell'Adversus Marcionem di Tertulliano ( continuaz. )

A proposito della prima edizione del Rhenanus (1521) il Kroymann osserva: Allorché il Rhenanus nel 1521 pubblicò Tertulliano per la prima volta a Basilea, egli possedeva, secondo quanto egli stesso dichiara (praef. p. 2 e 3), due manoscritti: il cod. Paterniacensis e il cod. Hirsaugiensis, in due volumi. Il Paterniacensis, tuttora esistente, contiene le seguenti opere: de patientia dei, de vera carne domini (= de carne Christi), de resurrectione carnis, adversus Praxeam, adversus Valentinianos, adversus Judaeos, adversus omnes haereses, de praescriptione haereticorum, adversus Hermogenem. Per queste opere il Rhenanus ha fondato la sua edizione esclusivamente sul Paterniacensis. Egli si servi dei due manoscritti di Hirsau, che contenevano queste opere e, inoltre, altre 13, soltanto per controllare e integrare, in quanto ascrisse in margine al suo manoscritto varianti e integrazioni del Hirsaugiensis. Il manoscritto è andato quindi nella tipografia di Basilea ed ivi è stato stampato, cosicché le osservazioni marginali dell'edizione corrispondono esclusivamente a quelle del manoscritto. Per le restanti 13 opere (de corona militis, ad martyras, de paenitentia, de virginibus velandis, de habitu muliebri, de cultu feminarum, ad uxorem libri duo, de persecutione, ad Scapulam, de exhortatione castitatis, de monogamia, de pallio e adversus Marcionem) il Hirsaugiensis era l'unica fonte, cosicché le lezioni ivi poste in margine hanno esclusivamente il valore di congetture (1).

Poiché, dunque, l'Adversus Marcionem rientra nel gruppo di quei tredici trattati contenuti soltanto dal Hirsaugiensis e per i quali le annotazioni in margine nella prima edizione del Rhenanus sarebbero effetto, secondo il Kroymann, esclusivamente di congettura, abbiamo creduto opportuno riesaminare tutto il complesso delle annotazioni marginali del Rhenanus, relative ai suddetti tredici trattati, per avere un'idea generale della attività emendatrice del primo editore di Tertulliano. Premettiamo, tuttavia, che, siccome ci siamo basati, per molti di questi trattati, sugli apparati critici della edizione del Kroymann, i nostri risultati sono esposti a un certo rischio, perché ben poco ci si può fidare, in genere, delle indicazioni che dà essi si ricavano. Non solo, infatti, non sono citate tutte le congetture poste in margine (e questo si può anche capire, se l'editore le considerava inaccettabili), ma talvolta |94 neppure quelle che, correggendo il testo corrotto (di cui, ugualmente, non viene fatta menzione dal Kroymann), presentano una lezione che si accosta a quella dell'altro ramo della tradizione (l'Agobardinus o il Florentinus Magliabechianus N, apografo del Montepessulanus). Aggiungiamo, inoltre, che la distinzione tra la prima e la terza edizione del Rhenanus assai di frequente non è ben osservata, perché molte delle congetture o delle lezioni del testo di R3 compaiono già nel margine di R1 (2).

Notiamo, dunque, che di tali annotazioni nel margine di R1, molte sono evidenti emendazioni o, comunque, congetture piú o meno felici, sulle quali non è necessario soffermarsi troppo a lungo. Es. :

De corona: p. 157,36 reciprocabimus con. R1 : reciprocavimus R1; 162,25 portes con. R1 : fortes R1; 162,36, quaeres con. R1 : quaerens R1; 167,58 quale con. R1 : qua R1; 173,40 totam con. R1 : eo tam R1; 175,9 pluris con. R1 : plure R1; 176,15/16 excubabit con. R1 : excusabit R1 re vera; 177,48 conivet con. R1 : conibet R1; 182,17 ab suggestu con. R1 : ad suggestum R1; 188,28 affectantis con. R1 : affectantem R1.

De paenitentia : p. 140,5 C.S.E.L. prioris con. R1 : peioris R1; 143,28 radens con. R1 (T) : tradens R1; 153,20 addicere con. R1 : adducere R1; etc.

De virginibus velandis: p. 103,30 quantam... castigationem con. R1 : quanta... castigatione R1; etc.

De habitu muliebri: p. 61,21 sive con. R1 : sicut R1; 62,27 capit con. R1 : capita aestimare R1, cupit aestimare R3; 65,3 feralibus con. R1 : ferialibus R1; 69,26 sic nec con. R1 : sic ego R1; 70,17 nam con. R1 (= A): non R1; etc.

De cultu feminarum: p. 72,29 quota con. R1 (= A): tota R1; 75,44 vestis con. R1 (= ANGR3) : vestitus R1; 90,10 est cui A: et cui con. R1, et si cui R1; etc.

Ad uxorem : p. 96,6 provide con. R1 : providere R1; 96,10 caelesti con. R1 : caelestibus R1; et con. R1 : sed R1; 105,3 abiit con. R1 re vera (= A): habuit R1; 105,5 parentant con. R1 (= A) re vera: parcant R1; 108,38 illam... inimicus con. R1 : illum... inimicum R1; 111,25 meo con. R1 (= A) vel ex meo: ex eo R1; 113,41 adiecit con. R1 (= A): abiecit R1; 121,14 ultro con. R1 re vera (= A): intro R1; 121,17 ideo con. R1 re vera (= A): deo R1; 122,25 inventis con. R1 (= A): inventos R1; 123,30 futuram con. R1 re vera (= A): fugam R1; 123,35 invectis re vera R1 : investis con. R1 (evidentemente errato); etc.

De fuga in persecutione : p. 1137,24 Corpus Christianorum in temptatione con. R1 (= GN) : m temptationem R1; etc. Per questo trattato basta consultare l'apparato critico dell'edizione del Thierry, molto preciso ed esatto. |95 

De exhortatione castitatis : p. 129,27 quod con. R1 (= A), om. R1; 130,31 indulgentia con. R1 (= A): indulgertela R1; 132,57 condictionem vel indictionem con. R1 : dictionem R1; 133,19/20 dissuadet con. R1 : dissuadis R1; 134,31 inquis con. R1 (= A): inquit R1; 138,13 digamos con. R1 (=A): dicamus R1; 139,33 digamo. Omnes con. R1 : dicam omnes R1; 140,10 dubio con. R1 : dubium R1; 140,17 temptatio est con. R1 re vera (= AG): temptatione R1; 141,27 species con. R1 : speciem R1; 143,28 non contingere con. R1 : iungere R1 re vera; etc.

De monogamia: p. 50,20/21 habens Evam si hoc con. R1 : have sevam sibi hoc R1; 53,39 innuptus con. R1 : innuptiis R1; 76,19 cogitet isdem animis con. R1 : cogitetis de minibus R1; ut ideo con. R1 : utique deo R1; etc.

De pallio: p. 113,51 quis Tarentum con. R1 : quis tarenitum R1; 116,40 cerebris con. R1 : ter om. R1; 119,107 eieravere con. R1 : et ieravere R1; etc.

Non abbiamo citato tutte le annotazioni apposte in margine dal Rhenanus alla sua prima edizione, perché le altre, oltre a quelle sopraelencate, hanno l'evidente aspetto di congetture. A nostro parere non altrettanto si può dire di tutte quelle dà noi citate in queste pagine: ve ne sono alcune (es. De corona p. 162,25; 162,36 etc.) che danno l'impressione di essere lezioni desunte dà una tradizione autonoma dà quella del Hirsaugiensis, su cui è costruita l'edizione del Rhenanus. Comunque non vogliamo sottilizzare su un argomento non solido né spingere troppo a fondo le nostre conclusioni. È dà osservare, infatti, che tutte le annotazioni di cui ci stiamo occupando sono introdotte dà « forte » o « forsan », il che non ci autorizza, almeno apparentemente, a tracciare delle distinzioni tra di esse. Non altrettanto, però, si può dire di alcune correzioni in margine, che sono annotate con « alias ». Questo fatto non può essere dovuto al caso : perché il Rhenanus avrebbe dovuto distinguere alcune congetture dalle altre, se poi erano tutte, sia quelle introdotte dà « forte » sia quelle introdotte dà « alias », frutto della sua mirabile capacità divinatrice? A voler giudicare senza preconcetti, mi sembra che una distinzione vera e propria debba essere ammessa. Sembra logico, quindi, pensare che con l'annotazione « alias » il Rhenanus volesse indicare quelle lezioni dà lui desunte dalla collazione di un altro manoscritto (come di solito avviene in casi del genere), mentre quelle introdotte con « forte » o simili indicherebbero le sue congetture personali. Ed effettivamente non possono, a nostro parere, essere frutto di congettura le lezioni seguenti: De corona p. 156,7 quod alias R1 (= A?): quoniam R1; 174,52 refertur alias R1 (= AN; anche F?): infertur R1; 181,11 radices alias R1 : caudices R1; Ad uxorem p. 103,41 gallicos mulos alias R1 (calligos multos A) : gallicos vultus R1; 122,16 et matrona alias R1 (= NG; et matronae A) : commatrona R1; De cultu feminarum p. 82,5 affigitis alias R1 (= A? il Kroymann tace) : custoditis R1; 91,2 sacerdotes pudicitiae alias R1 (= A? vedi sopra): sacerdotes pudicae R1.

Questo fenomeno, quindi, può forse autorizzarci ad avanzare l'ipotesi che il Rhenanus avesse a sua disposizione anche un altro manoscritto, probabilmente |96 imparentato con l'Agobardinus, almeno a giudicare dai casi sopraelencati. Tale manoscritto dovrebbe essere una copia abbastanza tarda dell'Agobardinus, sia perché il Rhenanus gli ha preferito il Hirsaugiensis (cosí come preferì, là dove poteva, il Paterniacensis al Hirsaugiensis), sia perché in un caso almeno la lezione di A è andata corrotta in un evidente processo di banalizzazione (es. De corona p. 181,11 : lezione manifestamente inferiore, che però il Rhenanus ha sentito il bisogno di citare per evidenti motivi di chiarezza).

La questione è, tuttavia, complicata dal fatto che annotazioni di questo genere si trovano anche in altri trattati non contenuti nell'Agobardinus, e precisamente : De virginibus velandis p. 82,27 aliqui tales alias R1 (= N? gli apparati critici non sono soddisfacenti): aliquae tales R1; 98,23 humilitate alias R1 : humiliatione R1; De monogamia p. 66,25 admittit alias R1 (evidente lectio facilior) : remittit R1 (cfr. l'apparato critico del Bulhart); De pallio p. 104,8 intra alias R1 : trans R1; De paenitentia p. 149,23 praecipit alias R1 (= ONXFL) : praecepit R1.

Dovrebbe essere ugualmente inevitabile, quindi, trarre la conclusione che il Rhenanus avrebbe avuto a sua disposizione anche un altro manoscritto, imparentato con il primo ramo della tradizione del Corpus Cluniacense. Questo gruppo di opere, infatti (De virginibus velandis, De monogamia, De pallio, De paenitentia, De fuga in perse-cutione, Adversus Marcionem), è compreso esclusivamente in tale corpus. Difficile precisare, tuttavia, se tale manoscritto fosse imparentato con il Magliabechianus N o addirittura con il Montepessulanus, quando era ancor integro.

Su questa base possiamo quindi tornare all'Adversus Marcionem. Anche in questo testo, sebbene relativamente rare in paragone con la estensione dell'opera, si trovano annotazioni introdotte con « alias »: p. 299,1 voce vel nota alias R1 (re vera): notae R1 (la lezione annotata è una evidente banalizzazione); 301,1 subscidiva alias R1 : subsciva R1 (subscidiva si trova anche in FXVL : l'annotazione era forse nel margine del Hirsaugiensis?); 311,7 deo creatori alias R1 : a deo creatore R1; 353,12 quam prodesse alias R1 : cum prodesse R1; 469,1 praedicatur alias R1 : praedicat R1; 500,8 strinxerat alias R1 : struxerat R1.

Abbiamo lasciato per ultimi gli esempi tratti dall'Adversus Marcionem perché sono quelli che, tra tutti, hanno il minor valore probativo : infatti nessuna di queste annotazioni concorda con le lezioni del Montepessulanus. Sono tutte o banalizzazioni o facili miglioramenti del testo, che il Rhenanus ha menzionato probabilmente per migliorare la comprensione del passo. Inquadrati, però, anche questi esempi dell'Adversus Marcionem, nel complesso del fenomeno, non contrastano con esso, ma possono essere senza difficoltà interpretati con lo stesso criterio di quelli tratti dalle altre opere.

A questa ipotesi è facile obbiettare che non si è autorizzati a supporre dà parte del Rhenanus l'impiego di altri manoscritti, se essi non sono dà lui espressamente menzionati. Tuttavia è tipica di questi editori cinquecenteschi l'estrema laconicità allorché parlano dei manoscritti dà loro adoperati. Basti pensare, ad esempio, all'edizione del Mesnart e ai problemi che tuttora suscita l'identificazione del suo codex |97 vetustissimus (e probabilmente il Mesnart si era servito di piú di un manoscritto) (3). Come spiegare il silenzio del Rhenanus a questo proposito? Molto probabilmente esso era dovuto al fatto che il testo era stato costituito sulla base del Paterniacensis e del Hirsaugiensis, mentre gli altri due manoscritti (quello imparentato con l'Agobardinus e quello con il Montepessulanus) sono stati sfruttati soltanto per saltuarie annotazioni marginali. Si può obbiettare ancora che il Rhenanus è, in genere, un editore scrupoloso e preciso, che non tace dei manoscritti che adopera, cosí come ha fatto nella terza edizione per il Gorziensis. Ma anche a questo proposito mi pare opportuno precisare che l'impiego del Gorziensis è stato ben piú vasto e piú ricco di risultati : nella terza edizione il Rhenanus ha rivisto tutti i trattati pubblicati nella prima sulla base del testo del Gorziensis e, soprattutto, li ha corretti sistematicamente ed estesamente; nel nostro caso, invece, si è limitato a delle annotazioni marginali che offrivano soltanto una possibilità di scelta al lettore. Del resto, il modo di procedere del Rhenanus è il medesimo dei successivi editori di Tertullano, fino al Rigaltius. Se non si vuole attribuire al Rhenanus una simile attività, l'annotazione « alias » davanti ad alcune delle sue varianti marginali deve essere comunque spiegata : o attribuendo questa attività critica al copista del Hirsaugiensis medesimo (e qui siamo nel campo della pura ipotesi) o in qualche altro modo. In ogni caso, che si accetti o si respinga l'ipotesi dà noi presentata, non si può pensare, crediamo, che la distinzione operata dal Rhenanus tra le sue annotazioni in margine alla prima edizione sia stata fatta senza uno scopo preciso (4). |98 

Poiché ci è capitato di dover vedere piú dà vicino l'attività critica del Rhenanus, ci pare opportuno riesaminarla nel complesso del suo svolgersi. Come è noto, dopo l'editio princeps del 1521, il Rhenanus pubblicò altre due edizioni di Tertulliano, una nel 1528 e la terza nel 1539. A mio parere, non sono esattamente conosciuti i contributi arrecati dà ciascuna edizione al testo di Tertulliano in generale e dell'Adversus Marcionem in partcolare: il Kroymann, infatti, ha del tutto trascurato la seconda edizione (5) e, a parte gli errori di collazione, in cui tutti possiamo incorrere, non ha ben distinto che cosa appartenga alla prima e che cosa alla terza.

Inoltre, è sbalorditivo il fatto che quasi nessuna delle numerose congetture che il Rhenanus ascrisse nel margine della sua prima edizione sia stata dal Kroymann riportata nell'apparato critico. Se cosí fosse stato fatto, avremmo potuto vedere che le innumerevoli buone lezioni che compaiono in R3 non sono il frutto di una improvvisa capacità divinatrice del Rhenanus (improvvisa perché apparentemente limitata alla terza edizione), ma, come era logico, si erano presentate alla sua mente nel corso degli anni e di mano in mano pubblicate in R1 e R2. Generalmente le congetture di R1 passavano nel testo di R2 (e quindi di R3), quelle di R2 in quello di R3. Ecco una serie di esempi: p. 292,13 Ponticus M con. R2 (unde R3) : Ponticos FXR1R2; 318,18 evertetur con. R2 (unde R3) : eventetur MFXR1R2; 319,17 quae se MFX con. R2 (unde R3) : quae si R1R2; 330,17 rependens M con. R1 et R2 (unde R3) : reprehendens FXR1R2; 342,5 libripens emancipati R2R3 : libripense mancipati MR1, liberi pensse mancipati FX; 349,7 deliquisti R2R3 : dereliquisti MFXR1; 355,1 ibim R2R3 : ibi MFXR1; 361,9 et con. R2 (unde R3) : ut MFXR1R2; 374,5 miscente R2R3 : miscentem MFXR1; 378,13 exorbitant a con. R1 (unde R2R3) : exorbitaria MFXR1; principalis con. R1 (unde R2 R3): principales MFXR1; 399,13 diabolo M con. R1 (unde R2R3) : diabolum FXR1 402,18 ideo con. R1 et R2 (unde R3) : in deo MFXR1R2; 419,25 qui con. R2 (unde R3) : quia MFXR1R2; 451,9 si quidem M con. R1 (unde R2R3) : si quii est FXR1; 469,7 expectatricem M con. R1 (unde R2R3) : et peccatricem FXR1; 476,6 putat stipulam con. R2 (unde R3) : putasti stipulam MFXR1R2; 506,17 Israelis con. R2 (unde R3) : Israelem MFXR1R2; 507,7 quae con. R2 (unde R3) : quam MFXR1R2; 507,14 longaeva con. R2 (unde R3) : longaeva aeterna MFXR1R2; 507,22 aliquid observationis con. R2 (unde R3) + VL : aliquid observationis aliquid MFXR1R2; 533,20 quae recepisti M con. R1 (unde R2R3) : quaerere coepisti FXR1; 547,13 eiusdem MFX con. R2 (unde R3) : eius deinde R1R2; 550,20 aliud M con. R2 (unde R3) : ad aliud XR1R2, ad david F; 552,3 quam vel quaqua con. R2 (unde quam R3) : quamquam MFXR1R2; 576,24 ex |99 quo M con. R2 (unde R3) : et quo FXR1R2; 605,3 Salomon con. R1 (unde R2R3) : Salomonem MFXR1; 609,2 in quo con. R1 (unde R2R3) : in quod MFXR1; 634,24 incredulitutis con. R2 (unde R3) : incredulitas MFXR'R2; 635,11 persequeretur MX con. R1 (unde R3) : persequerentur FR'R2; 644,14 novissime MX con. R1 et R2 (unde R3) : novisse FR1R2.

Questa scelta di esempi dà noi riportati (riserviamo all'apparato critico il compito di mostrare il fenomeno in tutta la sua vastità) ci autorizza, quindi, a concludere che la terza edizione del Rhenanus è, per quel che riguarda le emendazioni del testo, in grandissima parte debitrice delle prime due edizioni. Questo non toglie, naturalmente, che anche nella terza edizione sia notevolissima la quantità delle correzioni che il Rhenanus ha congetturato nelle annotazioni o inserito nel testo inter scribendum, recando assai spesso decisivi contributi alla critica testuale dell'Adversus Marcionem.

Inoltre, nel 1539 il Rhenanus si servi (come è noto) della collazione del Gorziensis (della cui esistenza egli però era già informato nel 1521). Come è agevole vedere, questo nuovo manoscritto, strettamente imparentato con il Montepessulanus (6) ha risanato il testo di R1 e di R2 in moltissimi casi di corruttela e, soprattutto, di lacuna. Questo fenomeno appare evidente già dagli esempi citati dal Kroymann, il cui numero potrebbe anche essere accresciuto. Piuttosto, ci sembra notevole il fatto che vi siano numerosi casi in cui R3 si accorda con M contro FXR1R2, es. p. 307,14 quas MR3: quos FXR1R2; 312,5-6 per quae MR3 : per quem FXR1R2; 330,13 quam MR3 : ut FXR1R2; 339,29 potentiam MR3 : potentia FXR1R2; 383,11 contenderei MR3 : contenderent FXR1R2; 407,17 depositis MR3 : dispositis FXR1R2; 422,2 testatur MR3 : testantur FXR1R2; 446,28 aeone MR3 : eo nec FXR1R2; 474,26 soles MR3 : solem R2, sol FXR1; 484,6 virgum MR3 : virga XR1R2 (F è lacunoso); 491,9 tarde MR3 : tardus FXR1R2, tardius con. R1 et R2; 499,18 aut MR3 : at FX1R2; 507,12 in MR3 : ita FXR1R2; 534,7 adulter est MR3 + X: adulter R1R2, est F; 555,25 hic MR3 : haec FXR1R2; 565,14 abstulerat MR3 : abstulerant FXR1R2; 566,15 comparens MR3 : comparans FXR1R2; 568,18 dispicere MR3 : despicere FXR1R2; 573,24 observandam MR3 : observandum FXR1R2; 596,14 e contrario MR3 + X: contrario FR1R2; 598,8 Christo MR3: Christus FXR1R2; 602,15 Christo MR3 : Christi FXR1R2. Questo elenco di esempi può forse essere considerato come non del tutto probante, perché molte di queste correzioni di R3 possono essere frutto di congettura : in alcuni casi, tuttavia, R3 concorda con M colmando una lacuna, es. p. 316,12 ipso MR3 : om. FXR1R2; 343,15 eius MR3: om. FXR1R2; 348,9 de MR3 : om. FXR1R2; 367,5 illum MR3 : om. FXR1R2; 419,27 proxime MR3 : om. FXR1R2; 428,2 est MR3 : om. FXR1R2; 430,5 enim MR3 : om. FXR1R2; 439,1 hic MR3 : om. FXR1R2; 444,22 iam MR3 : om. FXR1R2; 455,2 hunc MR3: om. FXR1R2; 487,15 videri MR3 : om. XR1R2 (F è lacunoso); 495,21 ergo MR3 : om. FXR1R2; 579,10 sunt MR3 : om. FXR1R2; 615,6 est MR3 : om. FXR1R2; 621,13 |100 legem MR3 : om. FXR1R2; 643,15 est MR3 : om. FXR1R2. Sulla base di questi esempi, quindi, mi sembra logico supporre che il Rhenanus si sia servito del Gorziensis piú frequentemente di quanto egli stesso non lo dichiari (7).

Ancora qualche particolare. Si può pensare che pur dopo l'editio princeps il Rhenanus avesse a sua disposizione i due volumi del Hirsaugiensis. Poté cosí correggere nella seconda edizione alcuni errori della prima e nella terza alcuni errori della prima e della seconda (anche se non si può escludere che nella terza edizione possa aver corretto gli errori delle precedenti servendosi del Gorziensis), es. p. 368,20 ponuntur MFXR3: ponunt R1R2; 384,15 agnitionis MFXR3: om. R1R2; 407,4 census MFXR2R3 : sensus R1; 415,18 praedicaret MFXR2R3 : praedicarat R1; 420,30 ad MFXR3: ab R1R2; 421,9 unde MFXR3: om. R1R2; 430,21 ceterarum MFXR3: ceterorum R1R2; 436,11 hoc MFXR3: om. R1R2; 446,11 homo MFXR3: om. R1R2; 508,20 hoc MFXR2R3 : haec R1; 533,24 contrarium MFXR3: contrariam R1R2; 534,16 inter MFXR3: intra R1R2; 551,14 sint MFXR2R3: sunt R1; 558,20 stabunt MFXR3: stabant R1R2; 567,24 sicut MFXR3: sic R1R2; 571,19 inter MFXR3: intra R1R2; 599,23 unitatem MFXR2R3 : unitate R1; 599,27 praeponenda MFXR2R3 : proponenda R1; 637,17 adnuntiante MFXR3: adnuntiare R1R2; 642,3 debuisse MFXR2R3 : debuisset R1; 647,4 varietatem MFXR2R3 : veritatem R1 etc.

Segnaliamo, infine, una serie di buone congetture disseminate attraverso le tre edizioni del Rhenanus, congetture che sono state ugualmente proposte o accettate dà studiosi posteriori: p. 312,14 deductus MG, deducta FXR, deductis vel deducto con. R3, deducto Gelenius; 346,4 spiritu con. R3 Pamelius : spiritum MFXR; 348,28 lynchurium con. R2 Rigaltius : lycirium M, ligurium FXR; 363,22 pronunciasses con. R2 Rigaltius : pronunciasset MFXR; 376,15 divinitatis con. R1 et R2 Kroymann : divinitatibus MFXR; 410,10 quaequae R2 Oehler : quaeque MFXR1R3; 438,1 in add. con. R1 et R2 Kroymann; 451,20 aliter con. R1 Iunius : alter MFXR; 453,25 quoque MFXR1: quoquo R2R3 Gelenius; 470,23 datorem MFXR: in datorem con. R1 Pamelius; 488,16 et MFXR: ei vel est con. R2, est Kroymann; 489,3 in conspectu con. R2 Rigaltius: inspectu M, inspectum FXR; milibus secl. con. R2 Pamelius; 492,27 qua con. R2 Iunius: quum MFXR; 498,16 destinantes R2R3 Pamelius: destinantis MFXR1; 502,18 poterunt R3 Engelbrecht: potuerunt MFXR1R2; 513,5 abstrudendam con. R2 Kroymann: abstruendam MFXR; 530,12 quid MFXR1: quin con. R1 (unde R2R3) Gelenius; 574,18 e 24 superinductitios R2R3 Pamelius: superducticios MFXR1; 582,4 nec con. R2 Iunius: |101 ne MFXR; 594,2 committenda con. R3 Pamelius : eadem mittenda MFXR; 603,2 et cetera add. con. R2 Pamelius; 629,4 apostolus con. R2 Iunius : apostolum MFXR; 629,15 anima corpus con. R1 Kroymann: anima et corpus MFXR; 635,1 potitus con. R2 (unde R3 Gelenius) : potius MFXR1R2; 635,22 iam fecit MFXR: suam fecit con. R1R2R3 Pamelius; 646,17 ipsum con. R2 Iunius: in ipsum MFXR; 650,2 tempore ista con. R2R3 Iunius : tempora ista MXR, ipsa ista F.

Possiamo, quindi, concludere che le cure emendatrici del Rhenanus nei confronti di Tertulliano sono state, come si può ricavare dall'Adversus Marcionem, di un valore inestimabile. Protrattesi per la durata di venti anni, hanno contribuito al testo dello scrittore africano piú di ogni altro editore, antico e moderno. È merito del Rhenanus se Tertulliano poté essere letto e, soprattutto, inteso; per quasi quattro secoli il suo testo è stato il fondamento di ogni edizione successiva. Un vero progresso sulle edizioni del Rhenanus è offerto soltanto dà quella del Kroymann, che, per quanto criticabile, fondò il testo su basi veramente scientifiche, valendosi del preziosissimo apporto del Montepessulanus. Ma la terza edizione del Rhenanus, costituita sul Hirsaugiensis dà una parte e sul Gorziensis dall'altra, non è forse, in sostanza, fondata sulle medesime basi di quella del Kroymann e di ogni altro futuro editore? Si può perciò concludere con le parole del Kroymann stesso: quantum profuerit (scl. Tertulliano) singulare eius ingenii (scl. Rhenani) acumen ac iudicii sobrietas prima quaeque huius voluminis pagina melius docebit quam verbosissima nostra laudatio.

L'edizione del Mesnart (Lutetiae Parisiorum 1545) è generalmente trascurata dagli editori per quel che riguarda le opere del cosiddetto Corpus Cluniacense. È noto, infatti, che essa non adopera nessun nuovo manoscritto, ma è una riproduzione della terza edizione del Rhenanus, della quale pubblica sia il testo sia le annotazioni premesse alle varie opere. Tuttavia, almeno nell'Adversus Marcionem, il Mesnart ha mostrato talora una certa indipendenza di giudizio, sia staccandosi dalla terza edizione del Rhenanus per accostarsi alla prima e alla seconda, sia congetturando non fuor di proposito. Es. p. 335,6-7 ininvestigabilia B: investigabilia MFXR re vera; ininvestigabiles B: investigabiles MFXR re vera (8); 374,10 agebat : aiebat B; 432,11 procedat MB: praecedat FXR (9); 441,4 qui FXR : quis MB; 441,7 pertinentius MFXR1R2B: |102 pertinens eius R3; 444,12 nostros R3 : nostras MFXR1R2B; 444,22 dimittet MFXR1R2 re vera: dimittit R3B; 445,8 misericordiae MXB in mg. : misericordem FR; 457,21 Aaronis MFXR re vera: Aaron B; 463,5 qui erat FXR : quaerat MB in mg.; 469,9 iniuriae MB in mg. : iniuriam FXR; 471,5 de fenore R3B : dato fenore MFXR1R2B in mg.; 471,11 debetur MB: deberet FXR; 472,20 a deo MB: ab eo FXR; 475,5 ingratus con. R2 (unde R3) : ingratos MFXR1R2B; 476,13 huc re vera B: huic MFXR (l'apparato critico del Kroymann è estremamente confuso); 486,7 perseverai in: perseverai B; 495,11 quando: quanto B; 497,18 in prophetis MB: prophetis FXR re vera; 498,16 destinantes R2R3: destinantis MFXR1B; 507,7 quae con. R2 (unde R3) : quam MFXR1R2B; 513,21 quo dicto R3B : quod digito MFXR1, quo digito R2B in mg.; 520,11 praebitorem MB in mg. : probatorem FXRB; 520,13 incredulas MB: incredulos FXR; 522,13 et illic MB: et Uli FXR; 536,2 Herode MB: om. FXR; 547,13 carnis MFXR1R2B in mg.: indecoris R3B; 547,17 offenderai MFB : offenderit XR; 556,11 Abacuc MB: Abacum R; 569,24 direxisset MFXB : dixisset R; 587,12 dispositum: dispositum est B; 591,17 iudicatur: indicatur B; 591,21 tuus con. R1 (unde R2R3B) : tutus MFXR1B in mg.; 591,22 Marcionis MFXR1B in mg. : Marcion R2R3B; 592,12 illuminationem R: illuminationum MFX, illuminatione B; 593,24 dependeret MFXB: dépendent R; 602,14 mortificemur MFXR re vera: mortificamur VLB; 615,13 ad praesentia MB: praesentia FXR; 617,2 et mortem: mortem B (questo può anche essere stato un errore di stampa); 624,12 etenim : enim B (altro errore di stampa?); 629,1 provocaturos con. R2 (unde R3B) : provolaturos MFXR1R2B in mg.; 632,2 operibus MFXB in mg. : opibus RB; praedicationibus MB in mg. : praedicationum XRB; 633,17 ille et MB: ille FXR; 635,1 potitus con. R2 (unde R3) : potius MFXR1R2B; 635,13 inquit MFXR1R2B : om. R3; 635,14 haereticus MB : hoc haereticus FXR; 639,21 vere eum R3 : vere cum MFXR1R2B; 640,2 cum perverso MB: perverso FXR; 641,7 disserente R2R3B : differente FXR1, deferente MB in mg.; 648,15 subiectionis R3B : collectionis MFXR1R2B in mg.

Abbiamo creduto che fosse opportuna questa breve precisazione sulla edizione del Mesnart, perché tale edizione ha influito sulla formazione del testo vulgato.

CLAUDIO MORESCHINI


|235

Prolegomena ad una futura edizione dell'Adversus Marcionem di Tertulliano (continuazione e fine)

Già precedentemente su questa rivista abbiamo cercato di vedere quali nuovi problemi sorgessero dall'esame dei manoscritti contenenti l'Adversus Marcionem. Lo studio di questi manoscritti ci ha portato anche altri risultati, forse meno significativi per quel che riguarda la recensio, ma certamente non meno utili ai fini della futura costituzione del testo. I manoscritti, infatti, molto spesso ci offrono un testo notevolmente diverso dà quello che leggiamo nella unica edizione critica attualmente esistente, quella del Kroymann. Probabilmente l'editore del C.S.E.L. è stato tratto in inganno dal testo vulgato, per cui ha tacitamente attribuito ai manoscritti quello che in realtà era il testo che si era venuto a mano a mano formando dalla editio princeps del Rhenanus (1521) all'edizione del Rigaltius (1634).

Ci sembra opportuna, perciò, una prima serie di animadversiones al testo, le quali sono tutte sorte esclusivamente dallo studio e dalla collazione dei manoscritti, quasi come un primo passo per riportare, per quanto è possibile, il testo alle condizioni anteriori alla vulgata. Non si può dire, infatti, che la edizione del Kroymann obbedisca in tutto a quel criterio del superamento, del ripudio della vulgata che, per i testi classici, è stato elevato ad esigenza di principio dal Lachmann: questo è forse dovuto al fatto che troppo spesso i testi cristiani sono trascurati dai filologi classici.

p. 305,8: At sine dubìo, si cognitus est, voluit.

At non si trova nei manoscritti e nelle prime edizioni, che leggono concordemente et sine dubio etc. La lezione originaria, conservatasi fino alla edizione dello Oehler, è senz'altro piú vivace, perché introduce con maggiore naturalezza un nuovo punto della discussione.

p. 305,22 : Quando etiam insigniora et superbiora opera debuisset condidisse etc.

La congiunzione et non è lezione di F e congettura di R3 (uno strano accordo, in verità), ma appartiene a tutta la tradizione manoscritta. Piuttosto, et ex honestioribus poco dopo (305,24), è congettura di R3 di fronte a ut ex |236 honestioribus. Un caso analogo si verifica poco dopo a p. 308,25 : destruens è necessaria correzione di R3 per destrues dei manoscritti (compreso F) e delle prime due edizioni del Rhenanus.

p. 309,13: ...interim, quaecumque substantia eius est, ...

Eius manca nei manoscritti e nelle edizioni, ma purtroppo è stato arbitrariamente inserito dal Kroymann nel suo testo.

p. 322,13: ... et quidem, quod indignius, etc.

Quod è correzione di R3, oltre che dell'Engelbrecht, come afferma il Kroymann, né si legge nel Leidensis, come si ricava dall'apparato critico dello Oehler. Si può, forse, mantenere la lezione quo indignius dei manoscritti (= perché la cosa sia ancora piú indegna) : è ben nota l'ellissi del verbo essere in Tertulliano anche in tempi diversi dal presente indicativo.

p. 343,13: ... ut desinas quaerere an deo nolente potuerit quid evenire.

La lezione ut desinas era stata attribuita dallo Oehler al Latinius e dal Kroymann alla autorità del Montepessulanus. In realtà, entrambi i rami della tradizione manoscritta concordano nella lezione et desinas (congiuntivo esortativo), che è poi anche quella delle edizioni del cinquecento. La lezione originaria mi sembra preferibile alla congettura del Latinius, perché introduce nel contesto un tono vivace e discorsivo, come di frequente accade in Tertulliano nel corso delle dimostrazioni.

p. 348,18: In persona enim principis Sor ad diabolum pronuntiatur etc.

La lezione concorde dei manoscritti è in personam : il Montepessulanus corregge personam dà un primitivo personat. Sarei tentato di mantenere in personam, invece di in persona, che è correzione del Pamelius sulla base di un manoscritto vaticano, ma non ho trovato, finora, alcun altro esempio di una siffatta espressione.

p. 351,6: Tunc enim iustitia malum, si iniustitia bonum.

Tunc è correzione del Kroymann per nunc dei manoscritti e delle altre edizioni, ma mi pare superflua.

p. 355,2 : Impendit et ipsum populum, sed ingratum.

Impendit non è testimoniato dalla tradizione manoscritta, che legge concordemente impedii (e cosi hanno nel testo le edizioni del Rhenanus, del Mesnart, del Gelenius, del Pamelius, mentre lo Iunius suggerisce impetit, che però mi persuade poco). Anche qui sarei incline ad accettare la lezione manoscritta, sia perché non sono riuscito a trovare l'autore della correzione impendit, sia perché il Pamelius cerca di difendere impedit con il rinvio a Num. 11 (= igne impeditus). Purtroppo, il rinvio del Pamelius non ha molta autorità, perché |237 molto spesso le sue modifiche del testo di Tertulliano si basano sul testo della Vulgata geronimiana, il che è arbitrario; inoltre, sembra probabile che la frase tertullianea impedii et ipsum populum debba corrispondere a Exod. 32,35 kai\ e0pa&tacen ku&rioj to_n lao&n, secondo il rinvio che si trova nell'apparato del Kroymann. Pertanto mi sembra piú opportuno lasciare ancora la questione sub iudice.

p. 364,24: [Idolatriae scilicet substantiam cohibentes.]

Ancora una lezione di tutta la tradizione manoscritta concorde: scilicet quae per scilicet, che si legge comunemente nelle edizioni (il Montepessulanus legge scilicet quae nel testo: quae non è affatto aggiunto in margine). La correzione piú semplice di questo passo che non dà senso mi sembra essere scilicet quae ... cohibent[es]. Cohibentes cohibent potrebbe essere sorto per estensione del suono della parola successiva (subicit). Quae era stato espunto dal Gelenius (e per questo motivo non appare nelle edizioni successive), sebbene io preferisca la prima soluzione, perché mi sembra piú difficile spiegare come possa essere entrato nel testo il pronome quae. Il Rhenanus nella terza edizione interpretava: cohibentes (scl. sunt), che è però un nesso assai duro. Il Kroymann si oppone a tutte le soluzioni di questo genere, osservando : neque enim causae cohibent idolatriam, sed praeceptum dei; frustra autem cum Ursino pro cohibentes rescripseris cohibens (non sono riuscito però a rintracciare questa correzione tra quelle dell'Ursinus) nisi simul ordinem verborum sic inverteris etc. : la solita soluzione del Kroymann, cosi come la espunzione del passo, che egli propone. Sennonché, si può intendere che le cause del divieto (e non solo il divieto), frenino la idolatria : è una distinzione possibilissima in uno scrittore come Tertulliano, che ama talvolta espressioni piú ricercate, e, comunque, non è una assurdità tale dà farci condannare tutta la espressione.

p. 386,5 : Discat nunc haereticus etc.

Discat è una splendida congettura di R3, di fronte a dicat di tutta la tradizione manoscritta e di R1R2: dall'apparato critico dello Oehler non si ricava nulla, quello del Kroymann è errato.

p. 390,7: Nec ea enim valebit ...si Christi non valebit.

Diversamente dà quanto afferma il Kroymann, tutta la tradizione manoscritta legge concordemente si Christus, per cui il merito della congettura si Christi, necessaria per il senso, deve essere attribuito allo Oehler.

p. 395,23-24: ... quoquo sono dixerit 'deus nobiscum', Emmanuhelem pronuntiabit ...

Il testo che leggiamo è dovuto a una correzione del Pamelius, necessaria per il senso, in quanto i manoscritti e le edizioni anteriori a quella del Pamelius leggevano deus nobiscum deus. |238 

p. 396,27-28: ... quod in signum esset futura: propterea, inquit, dabit vobis dominus signo : etc.

Cosi il Kroymann; ma la lezione che risulta dalla tradizione manoscritta è molto piú lineare e semplice: ... quod in signo esset futura: propterea dabit vobis (XR2R3 : nobis MFR1) dominus signum et.

p. 397,2 : Denique Iudaei etc.

Bisogna correggere il testo in et Iudaei, perché questa è la lezione di tutti i manoscritti, e cosi si leggeva fino allo Oehler.

p. 397,4 : ... iuvenculam concepturam et parituram scriptura contineat, etc.

Scriptura è necessario per il senso, ma è congettura (del Pamelius, non del Rigaltius), perché la parola è omessa anche dal Montepessulanus.

p. 403,15: ... angelum quidem eum dixit ob magnitudinem, virtutum etc.

Il testo che cosi si legge nell'edizione del Kroymann è dovuto a una correzione del Pamelius (e non di R3), accettata anche dagli editori successivi. Il testo tradito, tuttavia, può essere mantenuto con una leggera modifica : « angelum » quidem « meum », cioè intendendo queste parole come citazione di quanto era stato detto poco sopra (riga 10: ecce ego muto angelum meum).

p. 405,3: ... ex stirpe autem lesse deputatum per Mariam, inde censendam.

Censendam è lezione concorde di tutti i manoscritti e  delle edizioni del Rhenanus : non vi è, quindi, dubbio a proposito del testo.  Un caso analogo si verifica poco dopo : a p. 408,7 puer natus est è lezione di  tutti i manoscritti concordemente.

p. 406,17: ... sicut et Christus a Iudaeis carnaliter fratribus etc.

Fratribus non è una integrazione dello Oehler, ma è la lezione dei manoscritti e del Rhenanus.

p. 407,7 : in consilium eorum ne venerit anima mea etc.

I manoscritti e gli editori anteriori al Kroymann leggono in concilium. In consilium è quindi errore del Kroymann, ma errore particolarmente insidioso, perché dà un ottimo significato.

p. 410,21: ... qui intra unicam Iudaeorum gentem regnavit etc.

La lezione concorde dei manoscritti e delle prime edizioni fino al Gelenius è regnarit ; regnavit, necessario per il testo, è correzione del Pamelius anche se lo Oehler si limita a dire: regnavit ed. Vaticanus unus).

p. 412,22: Non potest futurum dici quod vides fieri.

Dici è congettura del Rhenanus, perché manca non solamente in F, ma anche in MX. |239 

p. 417,24: Si nolueritis nec audieritis me etc.

Noluentis non è correzione della « ed. Migniana » (Kroymann), ma lezione manoscritta.

p. 417,25: ... probabit Christum fuisse, qucm non uudiendo perierunt ...

I manoscritti e le edizioni fino allo Oehler hanno probavit : il mutamento del testo è opera del Kroymann. Analogamente, il testo del Kroymann deve essere corretto anche in altri casi: p. 419,19 repromissum invece di promissum, p. 422,8 qui et humiliora invece di qui humiliora, p. 423,25 machaeras suas invece di machaeras, p. 424,16 venient invece di veniet (veniunt Pamelius).

p. 429,5: ... ante credatur aemulationem a nostro expertum quam et editum ...

La tradizione manoscritta e gli editori piú antichi hanno, piú logicamente, est editum. La lezione et editum, che si incontra anche nell'edizione dello Oehler, è stata facilmente accettata, perché è ben nota l'inclinazione di Tertulliano all'ellissi della copula.

p. 441,14: nihili faciens praeceptum legis ...

Nihili faciens è correzione di R2 per nihil faciens dei manoscritti. La lezione manoscritta è forse conservabile, perché a p. 628,21 si legge et nihil fecit, a p. 628,19 nihil haberi, a p. 628,23-24 et prophetias ... quae non sint nihil habendae (passi che già l'Ursinus aveva cercato di normalizzare).

p. 443,10-11: ... sciens omnem, qui lepra esset liberatus, sollemnia legis executurum, ideo ita praecepit.

I  manoscritti e i primi editori hanno praecipit, che dallo Oehler è stato corretto in praecepit, come si legge, appunto, nella edizione del C.S.E.L. La correzione è probabilmente dovuta al tentativo di concordare il tempo della proposizione principale con quello della dipendente. Ma poiché tale concordanza dei tempi non è sempre osservata dà Tertulliano, forse la lezione manoscritta può essere mantenuta.

p. 446,8: Si ex deo patre est, utique non ex homine ; si non est ex homine ...

II  testo dei manoscritti deve essere restituito : utique non est ex homine (est del. susp. Rigaltius); si non est ex homine è tacita correzione del Kroymann per si non et ex homine : tale correzione non è indegna di essere accettata.

p. 448,1: ... idem ipsi Daniheli revelatus ...

Il testo dei manoscritti (item ipsi) può essere mantenuto di fronte a idem ipsi, che è correzione di R3. |240 

p. 456,4: ... per eundem postea propheten vera et delicata et non profananda pronuntiat.

Delicata non si legge nei manoscritti, che hanno tutti delicta, insieme a R1R2, mentre R2 congettura dilecta, accettato dà R3 Mesnart e Gelenius. Delicata è congettura del Pamelius (cfr. truf ra_ in Es. 58,13).

p. 467,2: ... vae, inquit, ...

Vae enim inquit hanno i manoscritti e gli antichi editori; tale lezione penso che debba essere mantenuta, nonostante la posizione non perfettamente normale di enim (che il Pamelius espunse, contrariamente a quanto afferma il Kroymann). Cfr. infatti Adv. Herm. p. 146,12: ... eructavit enim, inquit, etc.

p. 467,16: His respondebunt illa ...

His è correzione del Gelenius per hic dei manoscritti, ed è correzione abbastanza probabile.

p. 476,13: Puto me non temere huic usque ...

Vi è un poco di confusione in quanto si legge nell'apparato critico del Kroymann : huic usque, che l'editore di Vienna dà come sua congettura, è, in realtà, la lezione dei manoscritti, che il Mesnart e il Gelenius già corressero (e con ragione, secondo me) in huc usque.

p. 477,12: ... fides Israhelis.

La tradizione manoscritta offre concordemente fides Israhel. Altri casi in cui la lezione manoscritta deve essere restituita sono: p. 481,23: a quo dabitur et auferetur? per a quo dabitur auferetur? p. 481,26: quia non novit irasci per qui non novit irasci; p. 486,18 dicit per dixit; p. 492,11 docet per decet.

p. 506,10: Propter quod et illas stillicidium situlae deputavit et Sionem tamquam speculam in vinea derelictam.

Derelictam è una correzione tacita del Kroymann per il  piú lineare dereliquit; forse il Kroymann è stato indotto a mutare il testo dal  fatto che la citazione vera e propria del brano biblico ha il verbo al participio  (cfr. ad es. p. 417,20; 528,19 etc.).

p. 517,2: Timete eum qui postquam occident potestatem habet mittendi in gehennam ...

Habet è, veramente, la lezione del Luxemburgensis soltanto : MF e la prima edizione del Rhenanus hanno habeat. Penso che habeat sia preferibile, perché testimoniato dà entrambi i rami della tradizione. Il testo evangelico ha to_n e1xonta, che non esclude affatto la traduzione qui ... habeat.  |241

p.517,15: ... omnis, qui negavit me corani hominibus, denegabitur corani deo ...

Tutti i manoscritti leggono però negaverit, che è anche piú corretto grammaticalmente.

p. 517,29: ... non remittetur ei. Quodsi iam et remissio et retentio ...

Il Rhenanus nella sua terza edizione emenda : non remittetur ei. Quod si iam remissio et retentio (emendazione accettata poi dal Gelenius e dal Pamelius), mentre i manoscritti hanno: non remittetur ei remissio. Quod si iam et retentio, come le prime due edizioni del Rhenanus. Appare chiaro, pertanto, che la congiunzione et prima di remissio è penetrata arbitrariamente nel testo. Et remissio deve, se non erro, essere imputato allo Oehler prima ancora che al Kroymann.

p. 529,15: ... argumentum vacat circa eum ...

Circa eum è correzione di R3 per circum eum dei manoscritti. Un caso analogo di scambio tra preposizioni simili si verifica piú oltre (p. 589,5) : paene R2R3 per penes codd. R1.

p. 540,2: ... maxime documenta virtutis ...

Il Montepessulanus e la prima edizione del Rhenanus hanno maximae, che successivamente il Rigaltius ha corretto in maxime, come leggono lo Oehler e il Kroymann. Difficile la scelta, sia per la bontà della congettura, sia perché un eventuale scambio tra e e ae è usuale nei manoscritti (ad es., in FX; raro, veramente, nel Montepessulanus).

p. 555,14: ... in lucem coruscationes tuae ibunt ...

I manoscritti hanno coruscationis; coruscationes è correzione del Pamelius (boli/dej si legge nel testo greco).

p. 555,24: Sic et vos ... scitote etc.

Sic non è solo congettura del Rhenanus, ma lezione concorde di tutti i manoscritti.

p. 558,22: ... quia per Esaiam eum dixisset ...

Quia non è correzione della « ed. Migniana » (Kroymann), ma è lezione di tutta la tradizione manoscritta.

p. 565,25: ... quia ipse eripuit [dixit] et curabit nos ...

Dixit non è affatto espunto dal Rhenanus (ed è regolarmente la lezione di FX), ma dal Pamelius, probabilmente perché poche righe sopra si leggeva di già inquit. A mio parere, tuttavia, dixit può essere conservato, perché nelle citazioni dei testi sacri si trova di frequente in Tertulliano ridondanza di ait, inquit, dixit, e simili; cfr. ad es. De paen. 4,2 Corpus Christianorum : vivo, inquit, dicit dominus etc. |242 

p. 579,6: ... quae pro deo suspicit ?

Suspicit, oltre a essere stato congetturato dall'Engelbrecht, si trovava già in tutta la tradizione manoscritta; suscipit non è lezione di MR, come dice il Kroymann, ma ---- se vogliamo prestar fede alle annotazioni del Pamelius ---- lezione di due manoscritti vaticani, inserita nel testo dal Pamelius stesso.

p. 583,4: ... iam ergo non damnabit legis defensores nisi quia ipse eam cessare constituit.

Quia non si trova in M. Questo manoscritto legge qua, di fronte a qui dell'altro ramo della tradizione. Qua è senz'altro lezione dà accettare, sia perché è lectio difficilior sia perché è locuzione tipicamente tertullianea.

p. 588,3: ... qui infatuaverit sapientia mundi, stulta eligens eius ...

I  manoscritti e le prime edizioni hanno sapientiam mundi, e con ragione. Nella prima epistola ai Corinti (1,20) si legge th_n sofi/an tou~ ko&smou, che è tradotto con sapientiam mundi a p. 586,1 e 586,24; cfr. poco dopo (p. 588,4) hanc dicit sapientiam etc. Non ci saremmo dilungati tanto su questo passo se il neutro stulta, che immediatamente segue, non facesse analogamente intendere come neutro sapientia.

p. 593,11: Quare pascha Christus ...

Il   testo che cosi si legge è ottima correzione del Pamelius per quare pascha Christi dei mscr.

p. 593,17: Templum ergo deo peribit etc.

Ergo deo è altra ottima correzione del Gelenius per ergo dei dei manoscritti.

p. 596,6: ... a creatore alterius et quidem ignoti dei ...

Alterius quidem hanno i manoscritti, invece di alterius et quidem del Kroymann. La congettura di quest'ultimo migliora notevolmente il senso, sebbene, stranamente, nessuna indicazione al riguardo si noti nell'apparato critico. L'annotazione, infatti, che ivi si legge (et quidem MGR3 : equidem R1) va riferita alla riga 8.

p. 599,20: Vide apostolum ...

La lezione dei mscr., che va restituita, è vides apostolum. Analogamente, a p. 600,3 si deve leggere et tota anima tua per et tota anima.

p. 602,4: ... iterum enim surgendo ... resurgere dicitur.

Surgendu è correzione del Gelenius per resurgendu dei mscr. e del Rhenanus. |243 

p. 610,2: ... cuius et verbum fit in regno.

Bisogna restituire la lezione originaria cuius et verbum fiet in regnum, mutata dal Kroymann.

Altre lezioni dà restituire nel testo: p. 634,10 et subiciendo omnia per subiciendo omnia; p. 638,10 fecit (in accordo con il precedente rapuit) per facit (Oehler e Kroymann).

p. 626,9: ... malitiae fra tris tui ne memineris.

Soltanto i manoscritti VL, apografi di F, presentano la lezione meynineris: M e il Hirsaugiensis leggono concordemente memineritis, che senza alcun dubbio deve essere restituito nel testo, sia perché piú autorevolmente attestato sia perché tutti i precetti che vengono intimati a partire dà p. 625,20 sono al plurale,

p. 629,12: ... in adventu domini ... conserventur?

In adventu non è lezione di tutta la tradizione manoscritta, ma soltanto del Hirsaugiensis (FXR1) : il Montepessulanus legge in adventum, che mi sembra essere lezione poziore (cfr. p. 628,9 : ait eos, qui remaneant in adventum Christi ...).

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Ancora poche parole sulla edizione del Mesnart. Nelle pagine precedenti (cfr. su questa rivista le pp. 101-102 del 1967) avevamo notato che il Mesnart mostra, nell'Adversus Marcionem, una certa indipendenza di giudizio per quel che riguarda la costituzione del testo. Tale nostra ipotesi è, a nostro parere, confermata dal fatto seguente. Come ben sanno gli studiosi della recensio del testo di Tertulliano, il Mesnart si serve delle semiparentesi quadre [ ] allorché, ristampando il testo dei trattati contenuti nella terza edizione del Rhenanus, ha modo di colmare le lacune del testo del Rhenanus con l'ausilio di altri manoscritti. Il Mesnart ha lavorato in questo modo per De patientia, De carne Christi, De resurrectione carnis, De praescriptione haereticorum. Se la mia cursoria collazione non è errata, le semiparentesi quadre non sono state usate per nessuna delle altre opere già pubblicate dal Rhenanus, ad eccezione dell'Adversus Marcionem p. 440,3 sed [de] eis e p. 590,18 [non] inter). Se, quindi, per gli altri trattati il Mesnart non ha avuto a sua disposizione altri manoscritti, dobbiamo credere che questo non si sia verificato per l'Adversus Marcionem? A mio parere, due casi sono possibili. O il Mesnart ha usato anche la prima (o la seconda) edizione del Rhenanus, colmando cosí le lacune della terza (giacché de di p. 440,3 e non di p. 590,18 sono omessi in R3, probabilmente per banale errore di stampa), oppure, siccome già a pp. 101-102 avevamo notato alcuni casi in cui il Mesnart concorda con il Montepessulanus contro la tradizione di R, si potrebbe pensare che anche il Mesnart |244 avesse a sua disposizione il Gorziensis. Ecco alcuni altri casi di accordo tra la edizione del Mesnart e il Montepessulanus : p. 461,3 in superiorem MB: superiorem FXR; 474,19 me manibus MB: e manibus FXR; 429,15 hoc MB: om. FXR; 494,8 repromisi MB: repromisit FXR; 598,4 Spiritus MB: et Spiritus FXR.

Comunque stiano le cose, mi pare opportuno tenere conto della edizione del Mesnart tutte le volte che essa diverge dà R3.

CLAUDIO MORESCHINI


[Footnotes moved to the end]

(1) Cfr. E. Kroymann, Kritische Vorarbeiten für den dritten und vierten Band der neuen Tertullian-Ausgabe, Sitzsber. Wien CXLIII, 6, 1900, pp. 2-3.

(2) L'imprecisione degli apparati critici del Kroymann era già stata lamentata prima che dà me (e con ben altra autorevolezza), dal Waszink. (Tertulliani, Adversus Hermogenem liber... ed. J.H. Waszink, Ultraiecti / Antverpiae, 1956, pp. 8-9) e dal TRÄNKLE (Q.S.F. Tertulliani, Adversus Iudaeos von H. Tränkle, Wiesbaden 1964, p. XCV, 1).

(3)  Un ottimo esame di tutta la questione in Tertulliani, De spectaculis, a cura di E. Castorina, Firenze 1961, pp. XXI ss.

(4)  La nostra ipotesi è presentata (sia ben chiaro) con la maggiore cautela e circospezione possibile, perché contrasta con quanto pensano sul problema gli esperti di Tertulliano. Uno di questi, il Dr. P. G. van der Nat, mi ha scritto una lunga e competentissima lettera al riguardo, lettera che ---- con il permesso dello stesso Dr. van der Nat, al quale va la mia piú sentita riconoscenza ---- trovo opportuno citare per esteso: ...For the treatises not found in P Rhenanus based the text on H. Here too he added marginal notes. Since he had no other ms. than H at his disposal, there are two possibilities:

a)  the reading adopted in the text is that of H, and the marginal variant is a conjecture;

b)  R introduced a conjecture into the text and mentioned the reading of H in the margin.

a) is by far the more frequent; actually it is the normal case. But b) too is found, e.g. Paen. 4, 23 (CSEL 76, p. 149): praecipit R1mg. XFLV (= H) - praecepit R1TN; Ad ux. I, 1, 4 (ed. A. Stephan, thesis Universitas Libera Reformata Amsterdam, 1954, p. 11 and 17): evoluerunt R1mg. XFLV (= H) - evolvere R1. Because the editions are silent on this point I cannot say whether R differentiated the marginal variants (alias = H, fort. =R? only alias used? only fort. used? alias and fort. used promiscuously?).

Now the situation is complicated by the fact that H apparently contained corrections. On Pat. 2, 3 (CSEL 47, p. 3 1.2; CC I, p. 300): nomen familiam ipsius persequentes, R gives the following note in the margin: « in Hirsaugiensi quidam hunc locum sic emendarat: nomen cum familia ». (I do not know whether there are such annotations on more passages). In this case the emendation is identical with the reading of F and X according to the adnotatio critica by Kroymann and Borleffs (perhaps it was a correction by the copyist himself). But we cannot be sure that it is always like that; nor is it certain that Rhenanus never failed to report that H contained an emendation. Therefore we have at least theoretically to reckon with the possibility that a reading (either in the text or in the margin), considered to be a conjecture by Rhenanus, should actually be attributed to the corrector of H, and that where both the text and the marginal variant diverge from the reading of XFLV (supposing that such cases occur) we have to do with an emendation found by Rhenanus in H, and a conjecture by R himself. Only a careful collation can bring some, but not full, clarity here.

Finally a question: is it an established fact that Rhenanus was consistent in his use of alias (indicating a reading of H) and fortasse (denoting a conjecture of his own), as Kroymann asserts? Frankly speaking I have my doubts, since I have found the following adnotatio critica to Mon. 11,25 (CC II, p. 1244): permittit C, remittit rel. Rh. in marg.. alias admittit. Here Rhenanus introduces a conjecture of his own with alias. A similar case is Ad ux. I, 1, 4. On p. 11 of his edition Dr. Stephan points out that R1 reads evolvere, not evolverunt as is asserted by Kroymann in his critical apparatus, and that he has the following marginal note: «evolverunt fortasse». As evolverunt is found in N and, consequently, must be considered to be the reading of H, Rhenanus has marked a reading of H with fortasse.

(5) L'importanza della seconda edizione del Rhenanus fu notati; per la prima volta dal Waszink, che se ne serví per l'Adversus Hermogenem.

(6) Cfr. E. Kroymann, Kritische Vorarbeiten etc., op. cit. pp. 7 ss.

(7) Non tutti i casi di coincidenza tra M e R3 debbono farci postulare l'uso del Gorziensis, poiché la lezione di R3 spesso appare già in R2 come evidente frutto di congettura, es. p. 337,24 surculus M con R2 (unde R3): surculus MFXR1R2; 372,13 miserandi M con. R2 (unde R3): miserando FXR1R2; 400,11 allegorica MR2R3: allegorice FR1, allegorie X; 443,23 obsequi M con. R1 et R2 (unde R3): obsequio FXR1R2; 553,13 bibent MR2R3 : bibunt FXR1; 574,4 Actorum M con. R2 (unde R3): auctorum FX, autorum R1; 575,19 cessit ad tempus MR2R3: cessitat tempus FXR1 etc.

Rifacendoci alla nostra precedente ipotesi (v. sopra p. 96). dell'uso, dà parte di R1, di un manoscritto imparentato con M, si potrebbero attribuire ad esso le congetture di R1 e di R2 ora enumerate. Sennonchè, le annotazioni nel margine di R1 a cui noi prima ci riferivamo erano introdotte dal termine alias, queste di R1R2 sono esplicitamente indicate come congettura.

(8)  Il passo parallelo dell'Adversus Hermogenem (p. 175,22 Kroymann), cosí come si legge nelle edizioni moderne è stato corretto dal Pamelius: ininventibilia ... ininvestigabiles, contro inventibilia ... investigabiles dei manoscritti. Di fronte alla tradizione manoscritta concorde (sebbene siffatti errori siano estremamente facili), bisognerà rivedere entrambi i passi, che già il Rhenanus nella terza edizione aveva cercato di difendere. Definitivamente convincenti mi sembrano le osservazioni che in favore di investigabilia... investigabiles della tradizione manoscritta ha fatto O. HILTBRUNNER, Tertullian's Schrift gegen Hermogenes, VC 10, 1956, pp. 215-228.

(9)   Come si può vedere dal nostro elenco, molto spesso B concorda con M contro le tre edizioni del Rhenanus. Si tratterà assai spesso di congettura, ma talvolta è difficile sfuggire al sospetto che il Mesnart avesse ancora a sua disposizione il Gorziensis (nonostante che il Rhenanus lavorasse a Basilea e il Mesnart a Parigi).

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